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Storia di Castel Castagna

a cura di Igino Addari

 

Castel Castagna è situata nella Valle Siciliana ai piedi del massiccio del Gran Sasso che annovera le più alte vette della catena appenninica. Questa valle, incastonata fra i monti deve il suo nome al popolo italico dei Siculi che la dominò fino a quando nel 290 a.C. l’intero Pretuzio, corrispondente per grandi linee all’attuale provincia di Teramo,  venne occupato dalle legioni del console romano Manio Curio Dentato.

Carlo I d'Angiò - Re di Sicilia

La fonte scritta più antica che testimonia l’esistenza di Castel Castagna, risale al  Catalogus Baronum databile tra il 1150 e il 1168 nel periodo della dominazione normanna. Su questoregistro, in cui ogni feudatario doveva dichiarare i suoi possedimenti, risulta che  Trasmondo e suo fratello Berardo detenevano "Castellum Castonee".  

Seguono vari passaggi feudali. Nel 1270 dal Liber donationun Caroli primi, risulta che il «Castrum Castanee»,   precedentemente concesso a Raoul d'Iquelon, detto il Normanno e da questi rimesso alla Curia Regia,  viene infeudato a Berteraymo de Pugecto.  

Qualche anno dopo, nel 1273, il re di Sicilia Carlo I d’Angiò assegna «Castanea» al giustizierato di Abruzzo ultra.

La chiesa «S. Petri ad Castaniam» in «Valle Ciliani» è tenuta, nel 1324,  a versare la decima alla curia pontificia.

Nel 1353 con il matrimonio tra Margherita,  contessa di Manoppello, e Napoleone Orsini la Valle Siciliana, entra sotto l’influenza diretta del potente casato romano degli Orsini e Castel Castagna ne segue le sorti fino a quando, nel 1526, viene infeudata nel marchesato degli Alarcón Mendoza. Nel 1526 Castel Castagna conta 51 fuochi, ognuno dei quali rappresenta un nucleo convivente. 

Nel 1669 Castel Castagna passa sotto l’influenza degli Acquaviva e il duca di Atri  viene tassato, come suo possessore, in luogo del marchese della Valle Fernando de Alarcon y Mendoza.Stemma Marchesi Alarcon y Mendoza

Nel 1683, in un periodo in cui l’Abruzzo è devastato dal fenomeno del brigantaggio, Castel Castagna è messa a sacco dalle bande di Santuccio, un pericoloso brigante il cui  quartier generale è situato a Torricella Sicura.

 Nel periodo francese, con la legge del 2 agosto 1806, viene abolita la feudalità e l’anno successivo Castel Castagna viene ancora saccheggiata da un gruppo di insorti contro il regime napoleonico, raccoltisi sulle montagne di Farindola.

Dopo l’unità d’Italia, con Regio Decreto 28 giugno 1863, Castel Castagna assume la sua denominazione attuale. 

Il nucleo abitato conserva alcuni edifici con portali in pietra risalenti ai secoli XIV e XVIII secolo. Di pregevole fattura sono la chiesa di San Pietro Martire e l’abbazia di Santa Maria di Ronzano.

 

 

Santa Maria di Ronzano

Poco distante dal centro abitato del capoluogo, nei pressi del fiume Mavone, sorge la chiesa di Santa Maria di Ronzano che fece verosimilmente parte di un importante complesso monastico benedettino. Santa Maria di Ronzano rappresenta uno dei più importanti monumenti della regione e testimonia il passaggio tra romanico maturo e gotico. 

finestra absidale

La chiesa venne edificata anteriormente all'ultimo ventennio del XII secolo, come attestato dai pregevoli affreschi absidali datati 1181 e dall'incendio del 1183 che ha lasciato evidenti tracce all'interno.

AbsideLo stile dei dipinti s’ispira all’arte paleocristiana e li rende unici in quanto non risentono degli influssi bizantini presenti nella maggior parte delle opere romaniche abruzzesi. A destra si ammirano le storie del Vecchio e Nuovo Testamento, a sinistra spiccano gli Eletti nel Seno dei Patriarchi e nella cupola dell’abside un Cristo benedicente. Di grande bellezza le figure dell'Annunciazione: l'accentuato ancheggiamento della Vergine riporta ad esempi gotici del Nord Europa. Particolarmente significativa è “la Fuga in Egitto” con affinità stilistiche riscontrabili in opere cantierate nella Francia orientale. I vortici disegnati sulle figure rimandano per esempio al timpano della cattedrale di Autun in Borgogna.Come rilevò per primo Émile Bertaux ed hanno confermato in seguito storici quali Pietro Toesca e specialisti quali Gavini, il prototipo  architettonico di Santa Maria di Ronzano ha riscontri estremamente precisi con la struttura  architettonica europea del XII secolo e quella Pugliese in particolare.

La caratteristica della facciata posteriore che dissimula dietro una fronte rettilinea la curva esterna delle absidi con la grande monofora che si apre al centro del prospetto posteriore, non solo non ha paragoni in Abruzzo, ma ha il suo prototipo esclusivo nelle due grandi chiese di Bari, la basilica di San Nicola e la cattedrale di San Sabino. 

L’interno della basilica è a tre navate, coperte a tetto, e suddivise da archi a tutto sesto su pilastri quadrangolari con lesene addossate. Il pavimento è in pietra e due are pagane fungono da altari.  Ciò che impreziosisce  S. Maria di Ronzano sono gli affreschi del1181 che si trovano nel transetto e nelle absidi, miracolosamente scampati all’incendio del 1183.

Appartiene alla chiesa di Santa Maria di Ronzano una croce reliquiario, contenente un frammento della Vera Croce di Cristo.   Si tratta di una stauroteca che custodisce  un'antica croce a doppia traversa il cui verso è decorato da gemme, disposte su un fondo a filigrana d'oro. Nel corpo della croce è inserito un frammento ligneo cruciforme, la gemma all'estremità destra porta incisa una iscrizione in caratteri cufici. Sul retro essa è lavorata con la ripetizione di un motivo a fiore inscritto in un cerchio e la raffigurazione dell'agnello crucifero nel clipeo centrale, contornato dalla scritta Ecce Agnus Dei.

Stauroteca

Nella parte laterale compare un’iscrizione in caratteri gotici in cui si citano “il Beato Cosma, San Giacomo Apostolo, il Legno del Signore, il panno con cui Cristo fu presentato al Tempio, San Tommaso Apostolo”, cimeli che potrebbero essere stati inseriti nelle cornici quadrilobate, così come il panno di Cristo potrebbe essere stato collocato all’interno della piccola teca di cristallo posta sopra la reliquia della Croce.

Sotto l’aspetto artistico si tratta di un'opera rara, perché poche sono le stauroteche a doppia traversa ancora esistenti e non ha immediati e precisi riscontri in croci della medesima tipologia.

Riscontri alla filigrana della croce di Castel Castagna si trovano nella decorazione di opere tra XI e XII secolo, come per esempio il Cristo in Maestà dell'altare di Roger di Helmarshausen (1100). Anche lo Scrigno di Carlo Magno (1200-1215) nel duomo di Aquisgrana mostra una filigrana analoga. Analogie si possono rilevare anche con la croce contenuta nella  stauroteca di La-Roche-Foulque, oggi ad Angres e con quella di Salisburgo anch’esse datate XI – XII secolo.

Dal punto di vista religioso la stauroteca ha un valore straordinario in quanto colloca Castel Castagna fra  i più importanti centri medievali del cristianesimo. Infatti, secondo quanto è scritto nel Chronicon Paschale, la vera croce di Cristo fu ritrovata nel 320 d.C. da Elena Augusta, madre dell'imperatore Costantino il quale fece erigere sulla più alta cima del Golgota una monumentale croce in lamina d'oro decorata da gemme.

Notizie di questo culto sono presenti nel diario di viaggio della pellegrina Aetheria, datato tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. San Cirillo, vescovo di Gerusalemme morto nel 386, riporta che frammenti della vera croce andavano in giro per il mondo e il monaco irlandese Adamnenus testimonia della presenza in Costantinopoli delle reliquie.

La presenza dell’abbazia benedettina e della reliquia della croce di Cristo testimoniano più che mai la posizione di primo piano della comunità di Castel Castagna negli eventi successivi alle prime crociate in Terra Santa e gli stretti rapporti della Valle Siciliana con la cristianità medievale.

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